licenziamento

Apprendistato: l'illegittimità del recesso ad nutum per contrasto con art. 30 della Carta di Nizza

Articolo scritto da: AlbertoPiccininiGiulio Centamore

L’articolo propone alcune riflessioni circa la possibilità di attribuire portata direttamente precettiva all’art. 30 della Carta dei diritti fondamentali dell’UE. Dopo una breve ricognizione della disciplina del rapporto di lavoro di apprendistato, anche alla luce degli interventi della Consulta, viene operato un confronto tra la norma europea e le disposizioni interne che legittimano il recesso ad nutum dal rapporto al termine del periodo formativo, al fine di valutare l’opportunità di disapplicare la normativa interna in favore di quella comunitaria.

Diritto di critica, utilizzo di espressioni sconvenienti e licenziamento del sindacalista

Articolo scritto da: Michelangelo Salvagni

Qualora il lavoratore sindacalista utilizzi espressioni inopportune e sconvenienti durante una trattativa sindacale con i responsabili aziendali nell’ambito però di tematiche che riguardino politiche occupazionali e oggetto di discussione, tale condotta può ritenersi oggetto di disapprovazione, ma la contestazione di tali comportamenti, che sono posti a giustificazione del licenziamento del lavoratore sindacalista, rileva l’uso abusivo e strumentale del potere disciplinare, avente natura e finalità ritorsiva e antisindacale in quanto preordinato a fare cessare l’attività sindacale.

Tribunale Ferrara, N.Est. D’An - cona – L.F. (avv.ti Piccinini, Mangione, Mozzanti) c. B.P.I. Srl (avv.ti Pavone, Marasco, Lopez

(Tribunale Ferrara
N:Est. D’An - cona – L.F. (avv.ti Piccinini, Mangione, Mozzanti) c. B.P.I. Srl (avv.ti Pavone, Marasco, Lopez) - 30 Gennaio 2016)

Note: Diritto di critica, utilizzo di espressioni sconvenienti e licenziamento del sindacalista
Parole chiave: critica :: diritto :: licenziamento :: reintegrazione ::

Condotta antisindacale – Lavoratore sindacalista – Uso di espressioni aspre e inopportune durante una trattativa sindacale – Ri ven di ca - zione del ruolo sindacale – Licenziamento disciplinare – Pertinenza delle espressioni utilizzate ai temi oggetto di critica – Sproporzione della sanzione e carattere strumentale del licenziamento – Nullità – Natura antisindacale e ritorsiva del recesso – Reintegra.

Qualora il lavoratore sindacalista utilizzi espressioni inopportune e sconvenienti durante una trattativa sindacale con i responsabili aziendali nell’ambito però di tematiche che riguardino politiche occupazionali e oggetto di discussione, tale condotta può ritenersi oggetto di disapprovazione, ma la contestazione di tali comportamenti, che sono posti a giustificazione del licenziamento del lavoratore sindacalista, rileva l’uso abusivo e strumentale del potere disciplinare, avente natura e finalità ritorsiva e antisindacale in quanto preordinato a fare cessare l’attività sindacale.
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Il principio di giustificazione necessaria del licenziamento come principio di ordine pubblico

Articolo scritto da: Santina Bruno

Con la sentenza in epigrafe, la Corte di Cassazione ha ribadito l’orientamento precedentemente espresso in merito alla riconducibilità all’ordine pubblico del principio di giustificazione necessaria del licenziamento (Il principio di diritto è stato solennemente affermato dalla Suprema Corte nella sentenza n. 15882 del 11 novembre 2002, rispetto alla quale sono stati elaborati numerosi contributi; si consultino in particolare: C. Ogriseg, Recesso libero e limite dell’ordine pubblico, in Mass. giur. lav., 2003, pp. 357 ss.; ...

Cassazione, N.10549-9 Mag 2007

(Cassazione
N:10549 - 9 Mag 2007)

Sez. lav. – Pres. Mattone, Rel. Miani Canevari, P.M. Abbritti (concl. rig.) – Banca Roma Spa (avv. Perone) c. B. G. (avv. Milani). (Rigetta, Corte d’App. L’Aquila, 22 Luglio 2004).

Note: Il principio di giustificazione necessaria del licenziamento come principio di ordine pubblico
Parole chiave: licenziamento ::

Lavoro all’estero – Licenziamento ingiustificato – Legge applicabile – Criteri ex art. 16 Convenzione di Roma – Limite dell’ordine pubblico – Accertamento d’ufficio della legge straniera. Lavoro all’estero – Licenziamento ingiustificato – Contrasto con l’ordine pubblico della legge straniera – Tutela.

Per l’esame della controversia promossa da lavoratore dipendente di datore italiano per la dichiarazione di illegittimità di un licenziamento irrogato in relazione a rapporto di lavoro sorto ed eseguito all’estero e regolato dalla legge del luogo della prestazione lavorativa – secondo i criteri della Convenzione di Roma del 19 luglio 1980 sulle obbligazioni contrattuali, attuata dalla legge di ratifica 18 dicembre 1984, n. 975, e dalla legge 31 maggio 1995, n. 218 –, ai fini dell’individuazione della normativa applicabile e del principio che, ove la legge dello Stato estero non preveda tutela contro il licenziamento ingiustificato, deve farsi applicazione della legge italiana, l’accertamento della legislazione straniera è compiuto di ufficio dal giudice. ...
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Il carattere ritorsivo del licenziamento

Articolo scritto da: Maria Antonietta Carbone

Il licenziamento ritorsivo è un licenziamento costituente un’ingiusta e arbitraria reazione datoriale legata all’esercizio di un diritto, di una prerogativa o di un dovere da parte del lavoratore o a una qualsiasi attività del lavoratore diretta a ottenere il rispetto di norme e principi.Il carattere ritorsivo del licenziamento determina necessariamente la nullità del provvedimento determinato da un motivo illecito determinante ai sensi dell’art. 1345 cod. civ., con la conseguente reintegra della lavoratrice nel proprio posto di lavoro.

TRIBUNALE BARI, N.-3 Aprile 2015

(TRIBUNALE BARI
N: - 3 Aprile 2015)

Est. Pazienza – C.R. (avv.ti Sbarra, Guarini) c. Sicuritalia Spa (avv.ti Granato, Vulpis)

Note: Il carattere ritorsivo del licenziamento

Licenziamento individuale – Giustificato motivo oggettivo – Legge n. 92/2012 – Licenziamento ritorsivo – Reintegrazione – Onere probatorio.

Il carattere ritorsivo del licenziamento determina necessariamente la nullità del provvedimento determinato da un motivo illecito determinante ai sensi dell’art. 1345 cod. civ., con la conseguente reintegra della lavoratrice nel proprio posto di lavoro.
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Gli effetti della nullità del licenziamento intimato al lavoratore che si rifiuta di aderire a un trasferimento illegittimo

(Corte di Cassazione
10 Novembre 2008, n.26920)

Pres. Senese; Rel. Stile; P.M. Pivetti (diff.) – Haschette Rusconi Pubblicità Spa (avv. Amadesi) c. G. A. (avv.ti Salvago, Antonucci). Corte d’Appello Roma 3 novembre 2004

Articolo scritto da: Luciana Forte

Nella sentenza che si commenta la Suprema Corte, conformemente al precedente orientamento, ritiene nullo il licenziamento intimato a un lavoratore a seguito del rifiuto di ottemperare alle disposizioni datoriali rispetto a un trasferimento dichiarato poi illegittimo.

Sull’ingiustificatezza aggravata del licenziamento

Articolo scritto da: Edoardo Ghera

Dopo una breve esposizione del sistema delle sanzioni avverso il licenziamento illegittimo nel nuovo art. 18 e messo in luce come detto sistema non abbia modificato le nozioni di giusta causa e di giustificato motivo (né, di conseguenza, alterato il principio costituzionale della giustificazione necessaria del licenziamento), il saggio si concentra sull’alternativa tra indennità e reintegrazione. Vengono quindi analizzati i presupposti della scelta tra i due tipi di sanzione differenziando le due ipotesi del licenziamento disciplinare e del licenziamento economico.

Le anomalie della legge Fornero e la sua applicabilità ratione temporis

Articolo scritto da: Francesco Fabbri

La decisione in commento appare rilevante soprattutto perché traccia una significativa linea di confine tra il prius e il posterius della riforma Fornero, affermando chiaramente che non esiste la possibilità di applicare, in mancanza di disposizioni transitorie, il nuovo testo dell’art. 18 ai licenziamenti irrogati prima della sua entrata in vigore.

Cassazione, N.10550-7 Giugno 2013

(Cassazione
N:10550 - 7 Giugno 2013)

Sez. lav. – Pres. Stile, Est. Garri, P.M. Romano (conf.) – Telecom Italia (avv.ti Maresca, Romei e Boccia) c. L. (avv. L. Romano). Conf. Corte d’Appello Napoli, 9 luglio 2010.

Note: Le anomalie della legge Fornero e la sua applicabilità ratione temporis
Parole chiave: licenziamento :: legge Fornero ::

Licenziamento individuale – Giusta causa – Giustificato motivo soggettivo – Analoga inadempienza diversamente valutata dal datore di lavoro – Irrilevanza – Motivazione del provvedimento – Onere probatorio – Limiti.Licenziamento individuale – Legge n. 92/2012 – Novità e complessità della nuova disciplina – Valutazioni di fatto – Giudizio di legittimità – Incompatibilità – Ragionevole durata – Rimessione al merito – Esclusione. Licenziamento individuale – Legge n. 92/2012 – Distinti regimi di tutela – Reintegrazione – Risarcimento del danno. Licenziamento individuale – Legge n. 92/2012 – Nuovo testo dell’art. 18 Stat. lav. – Immediata applicazione ai giudizi in corso – Esclusione

Ai fini della sussistenza della giusta causa o del giustificato motivo del licenziamento, è irrilevante che analoga inadempienza, commessa da altro dipendente, sia stata diversamente valutata dal datore di lavoro, rilevando invece che l’inadempimento del dipendente sia tale da compromettere l’elemento fiduciario che è alla base del rapporto; tuttavia, l’identità delle situazioni potrebbe incidere sulla base giustificativa del provvedimento, vulnerandola. Non si può porre a carico del datore di lavoro l’onere di fornire per ciascun licenziamento una motivazione comparabile con le altre assunte in fattispecie analoghe, essendo tuttavia possibile che il giudice valorizzi l’esistenza di soluzioni differenti per casi uguali onde valutare la legittimità e proporzionalità della sanzione
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Modalità di applicazione del provvedimento d’urgenza

Articolo scritto da: Milena Talarico

SOMMARIO: 1. Il caso. — 2. Reintegrazione: tra ineseguibilità in forma coattiva degli obblighi di fare infungibili e sottoprestazioni fungibili. — 3. L’accesso ai locali aziendali mediante ausilio della forza pubblica. — 4. L’assegnazione del ricorrente nel posto di lavoro.

Tribunale Bari ord., N.-9 Giugno 2011

(Tribunale Bari ord.
N: - 9 Giugno 2011)

Est. Calia – S.M. c. Global Service Spa.

Note: Modalità di applicazione del provvedimento d’urgenza

Licenziamento individuale – Art. 669-duodecies cod. proc. civ. – Reintegrazione nel posto di lavoro – Accesso ai locali aziendali – Assegnazione nel posto di lavoro

L’obbligo di reintegrazione è suscettibile di esecuzione forzata nei limiti delle sottoprestazioni fungibili individuabili al suo interno. In attuazione del provvedimento cautelare di reintegra, pertanto, può esser disposta l’iscrizione nel libro paga e matricola (oggi Libro unico sul lavoro) con tutte le conseguenze retributivo-previdenziali, nonché l’accesso ai locali aziendali con autorizzazione, in caso di rifiuto, a farsi assistere da un ufficiale giudiziario e occorrendo dalla forza pubblica.
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Licenziamento del dirigente pubblico e vincoli di ridimensionamento degli organici

Articolo scritto da: mario cerbone

Lo scritto si sofferma sulla peculiare interpretazione dell’art. 72, comma 11, del d.l. n. 112/2008, concernente la facoltà per le amministrazioni di risolvere il rapporto di lavoro dei dirigenti in possesso dei requisiti per il pensionamento. In coerenza con gli sviluppi giurisprudenziali in materia, dal raffronto tra le due sentenze si ricava una lettura interpretativa che assume la correlazione causale tra recesso e situazioni di esubero nell’amministrazione quale elemento strutturale della fattispecie introdotta dal legislatore.

Corte Appello Roma, N.-15 Gennaio 2015

(Corte Appello Roma
N: - 15 Gennaio 2015)

Pres. Tatarelli, Est. Miccichè – Inps (avv.ti Lanzetta, Ciriello) c. R.A. (avv.ti Andreoni, Freddino)

Note: Licenziamento del dirigente pubblico e vincoli di ridimensionamento degli organici

Licenziamento individuale – Dirigente – Lavoro pubblico – Art. 72, comma 11, d.l. n. 112/2008 – Facoltà di recesso per la p.a. – Motivazione – Correlazione causale con esigenze organizzative consistenti in un complessivo riassetto dell’amministrazione.

Quando la pubblica amministrazione licenzia un dirigente ex art. 72, comma 11, d.l. n. 112/2008, è tenuta a motivare adeguatamente, ben potendo limitarsi tuttavia a dimostrare la sussistenza di esigenze organizzative consistenti in un mero riassetto dell’amministrazione procedente. A mente della speciale disposizione richiamata, infatti, la riduzione degli organici non è presupposto di legittimità degli atti di recesso adottati.
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Presentazione

Articolo scritto da: Sergio Mattone

A giudizio dell’A., le norme in tema di decadenza delle impugnazioni dei contratti a termine nulli hanno un carattere palesemente vessatorio e sono altresì in contrasto con la disposizione, di recente introdotta, secondo cui il contratto di lavoro è di regola a tempo indeterminato. Del pari è evidente il carattere ambiguo delle disposizioni relative all’arbitrato d’equità, stante le incertezze cui darà luogo il riferimento ai limiti costituiti dai principi generali dell’ordinamento.