Lavoro pubblico

Una riforma che riprende faticosamente il suo cammino

Articolo scritto da: LorenzoZoppoli

1. — In questo numero della Rivista si affrontano alcuni nodi cruciali, vecchi e nuovi, dell’ampia e articolata riforma del lavoro pubblico, maturata ormai circa 15 anni fa (la prima legge delega, n. 421, è del 23 ottobre 1992). Come si sa, tale riforma ha molto faticato a trovare un assestamento normativo all’altezza dei tempi e una soddisfacente attuazione in ordine all’imponente strumentazione via via prevista. Se si ignora questo percorso, si rischia oggi di tracciare bilanci affrettati e suggerire terapie sbagliate o parziali e foriere di nuovi squilibri.

Alla ricerca di una nuova riforma della dirigenza pubblica: reclutamento e incarichi tra confusione e rilegificazione

Articolo scritto da: LorenzoZoppoli

Il saggio esamina alcuni importanti aspetti di un nuovo e avanzato progetto di riforma governativo della dirigenza pubblica. Pur rilevando la necessità di adeguare la disciplina vigente, vengono sottoposti a serrata critica sia la tecnica legislativa sia i contenuti del progetto. L’A. rileva che in un disegno di marcata rilegificazione restano in ombra proprio alcuni importanti istituti per garantire l’autonomia della dirigenza rispetto al vertice politico; mentre si sovrappone la disciplina della decadenza dall’incarico con quella dell’estinzione del contratto di lavoro.

Principio di non discriminazione e retribuzione dei dirigenti a tempo determinato nel lavoro pubblico

Articolo scritto da: Alberto-Mattei

La nota commenta una sentenza di merito in materia di contratto a termine nel lavoro pubblico, con particolare riferimento alla retribuzione e posizione di risultato spettante ai dirigenti (la fattispecie esamina un caso di accertamento d'indebito recupero di somme). La pronuncia statuisce che a parità di mansioni, ai lavoratori a termine spetta il medesimo trattamento economico e normativo che di fatto viene attribuito ai lavoratori a tempo in determinato, potendo escludersi soltanto emolumenti che siano incompatibili con un rapporto temporaneo.

Tribunale di Roma, N.24573-20 Marzo 2012

(Tribunale di Roma
N:24573 - 20 Marzo 2012)

Est. Luna – B.P., C.R., D.D., G.P. (avv.ti L.D., L.C.) c. Asp (avv. F.H.).

Note: Principio di non discriminazione e retribuzione dei dirigenti a tempo determinato nel lavoro pubblico
Parole chiave: undefined ::

Contratto a termine – Lavoro pubblico – Retribuzione e posizione di risultato – Accertamento indebito recupero.

A parità di mansioni, ai lavoratori a termine spetta il medesimo trattamento economico e normativo che di fatto viene attribuito ai lavoratori a tempo indeterminato, potendo escludersi soltanto emolumenti che siano incompatibili con un rapporto temporaneo.
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Responsabilità disciplinare e responsabilità dirigenziale. Una proposta di ricomposizione

Articolo scritto da: Franca Borgogelli

Il d.lgs.150/09, modificando la disciplina della responsabilità dirigenziale e introducendo fattispecie di responsabilità disciplinare dei dirigenti rende problematico il rapporto tra le due forme di responsabilità. Si propone una lettura della nuova normativa che conduce a individuare un’unica figura di responsabilità contrattuale per inadempimento delle obbligazioni che fanno capo al rapporto di lavoro dirigenziale, con articolazioni e diversificazioni sul piano procedurale in relazione ai diversi tipi di addebito correlati ai diversi specifici compiti e doveri che connotano tale rapporto.

Relazioni sindacali e contrattazione collettiva nel d.lgs. n. 150/2009: la riforma alla «prova del tempo»

Articolo scritto da: Anna Alaimo

L’A. si confronta con alcuni nodi interpretativi della riforma Brunetta relativi ai tempi di adeguamento del sistema di contrattazione collettiva alle nuove regole. La l. n. 122/10 ha disposto, infatti, blocchi della contrattazione e congelamenti dei trattamenti economici dei dipendenti pubblici che sembrerebbero produrre effetti di drastica paralisi della riforma varata nel 2009.l’A. suggerisce interpretazioni del d. lgs. n. 150/09 e della l. n. 122/10 finalizzate a liberare, sin dal 2010, le potenzialità della riforma, ridimensionando gli effetti paralizzanti della “manovra anticrisi.

Licenziamento del dirigente pubblico e vincoli di ridimensionamento degli organici

Articolo scritto da: mario cerbone

Lo scritto si sofferma sulla peculiare interpretazione dell’art. 72, comma 11, del d.l. n. 112/2008, concernente la facoltà per le amministrazioni di risolvere il rapporto di lavoro dei dirigenti in possesso dei requisiti per il pensionamento. In coerenza con gli sviluppi giurisprudenziali in materia, dal raffronto tra le due sentenze si ricava una lettura interpretativa che assume la correlazione causale tra recesso e situazioni di esubero nell’amministrazione quale elemento strutturale della fattispecie introdotta dal legislatore.

Corte Appello Roma, N.-15 Gennaio 2015

(Corte Appello Roma
N: - 15 Gennaio 2015)

Pres. Tatarelli, Est. Miccichè – Inps (avv.ti Lanzetta, Ciriello) c. R.A. (avv.ti Andreoni, Freddino)

Note: Licenziamento del dirigente pubblico e vincoli di ridimensionamento degli organici

Licenziamento individuale – Dirigente – Lavoro pubblico – Art. 72, comma 11, d.l. n. 112/2008 – Facoltà di recesso per la p.a. – Motivazione – Correlazione causale con esigenze organizzative consistenti in un complessivo riassetto dell’amministrazione.

Quando la pubblica amministrazione licenzia un dirigente ex art. 72, comma 11, d.l. n. 112/2008, è tenuta a motivare adeguatamente, ben potendo limitarsi tuttavia a dimostrare la sussistenza di esigenze organizzative consistenti in un mero riassetto dell’amministrazione procedente. A mente della speciale disposizione richiamata, infatti, la riduzione degli organici non è presupposto di legittimità degli atti di recesso adottati.
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Filosofia e tecnica di una riforma

Articolo scritto da: Franco Carinci

L’A. ricostruisce l’evoluzione legislativa della riforma, assumendo come chiave di lettura la contrapposizione fra le due formule con cui è stata tenuta a battesimo, “contrattualizzazione e privatizzazione.” Sarebbe stata la seconda a risultare vincitrice, tenendo a bada un revival di pubblicizzazione ma, al tempo stesso, scontando una rilegificazione sempre più intensa ed incisiva

La formazione dei dipendenti pubblici ancora cenerentola tra esigenze di razionalizzazione e contenimento della spesa

Articolo scritto da: Madia D'Onghia

Il contributo riflette sul ruolo che l’attuale riforma della p.a intende attribuire alla formazione dei dipendenti pubblici, in particolare della dirigenza. Dopo aver ricostruito il processo di riordino della Scuola di formazione, si sofferma sui criteri di delega, evidenziandone l’estrema genericità e indeterminatezza. L’analisi è volta a evidenziare come gli obiettivi di razionalizzazione e contenimento dei costi finisca per svilire il ruolo strategico della formazione nel processo di innovazione della pubblica amministrazione.

Introduzione. Una riforma senz'anima

L’ennesima riforma della pubblica amministrazione è il Tema di questo numero della Rivista. Gli autori, introducendo il tema, sostengono che la legge n. 124/2015 appare alquanto deludente; i principi di delega nelle materie più importanti sono estremamente indeterminati e, per giunta, non toccano alcuni nodi essenziali che, stante l’esperienza degli anni passati, dovevano essere accuratamente affrontati dal legislatore. I vari contributi presenti convergono a dare un quadro completo delle linee dell’intervento legislativo e del contesto in cui questo si colloca.

La successione dei contratti a termine con la p.a. e le supplenze scolastiche: diritto interno e diritto europeo

Articolo scritto da: Luigi Menghini

Lo scritto vuole evidenziare come l’utilizzo sempre più massiccio di successivi contratti a tempo determinato con lo stesso lavoratore da parte delle amministrazioni pubbliche italiane, ed in particolare il pluridecennale abuso delle supplenze scolastiche su posti in organico privi di titolare, abbia destato l’attenzione critica della Commissione Europea, che ha aperto una procedura di infrazione nei confronti del nostro Paese, e sia stato sottoposto al vaglio della Corte Costituzionale e della Corte di Giustizia circa il rispetto dell’accordo-quadro europeo che regola la materia.